Mar 232025
 

IN UNIONE

ALL’OFFERTA

DI CRISTO

Don Mario Albertini

“Per i credenti una cosa è certa: l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio. L’uomo infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di governare il mondo nella giustizia e nella santità, e cosi pure di riferire a Dio il proprio essere e l’universo intero, riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose; in modo che, nella subordinazione di tutta la realtà all’uomo, sia glorificato il nome di Dio su tutta la terra. Ciò vale anche per gli ordinari lavori quotidiani…” (Gaudium et Spes, 34)

Queste parole del Concilio su valore dell’attività umana (che si presenti con una sua grandiosità di disegno, o nella modestia di ogni giorno) possono essere lette anche come premessa per capire il significato concreto e l’ambito quotidiano del sacerdozio comune dei fedeli. Infatti sacerdote è colui che può presentarsi al cospetto di Dio, parlargli senza intermediari, offrire sé e la sua esistenza in totale disponibilità alla volontà imperscrutabile di Dio, e far appello al sacerdozio del Signore sulla croce come all’unico sacrificio al quale unire la propria vita. Non per l’eccezionalità delle cose offerte e sacrificate, ma solo perché ogni giustificato e santificato della grazia del Signore prende parte al sacerdozio di tutti i credenti in Cristo Gesù (Cfr. Dizionario di Teologia, Morcelliana, voce sacerdozio)

Si può capire allora quello che il Concilio dice più esplicitamente del sacerdozio dei fedeli: esso è “ per offrire, mediante tutte le opere, spirituali sacrifici” (Lumen gentium, 10) e che prende tutto il suo valore dal sacerdozio unico di Cristo, di cui partecipa nel senso che ai fedeli è dato di rendere presente sul piano della storia della salvezza l’attività redentrice del Cristo.

E si capisce anche come il sacerdozio ministeriale abbia come suo scopo di fare vivere dai fedeli l’unico sacerdozio che viene da Cristo: “tutti quelli che appartengono al Popolo di Dio, dato che sono santificati dallo Spirito Santo, possono offrire se stessi come “ostia viva, santa, gradita a Dio” (Rom 12,1) … E’ attraverso il ministero dei Presbiteri che il sacrifico spirituale dei fedeli viene reso perfetto perché viene unito al sacrifico di Cristo, unico mediatore …  A ciò tende e in ciò trova la sua perfetta realizzazione il ministero dei presbiteri … “ (Presbyterorum Ordinis, 2)

La dottrina dunque apre una via larga alla pratica, comprovando che è nel concreto quotidiano che viene vissuto il sacerdozio (Barbaglio, il sacerdozio dei fedeli nella Bibbia)

Ma va sottolineato che la valorizzazione del concreto quotidiano in senso sacerdotale e sacrificale passa attraverso alcune condizioni:

  •  Anzitutto occorre la convinzione che non da noi stessi deriva il vero valore: tutto è da Dio, tutto è grazia, e tutto diventa “gradito a Dio” perché il Cristo assume la nostra povera vita e la trasforma.
  • In secondo luogo ci vuole la coscienza che non per noi stessi siamo “mandati”, ma per rendere un servizio ai fratelli a gloria del Padre: anche il sacerdozio comune è pro hominibus, per gli uomini
  • Ed infine è necessario aver presente che è il compito primo e la vocazione iniziale di “dominare la terra “ (Gen 1.28) che vanno  assunti con spirito sacerdotale: il proprio lavoro va compiuto secondo le leggi e i valori che gli sono propri e non in un modo qualsiasi    pensando di nobilitarlo con una qualche intenzione, bensì nella competenza e nella serietà.

E’ così che il nostro concreto quotidiano viene offerto e “sacrificato”, reso sacro, in unione all’offerta somma di Cristo.

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