Mar 232025
 

FRUTTI O FOGLIE?

REALTA’ DI BENE,

O SOLO APPARENZA, SUPERFICIALITA’?

 COMMENTO DI DON MARIO ALBERTINI

Frutti o foglie? realtà di bene, o solo apparenza,  superficialità?  A riscontrarlo non è un giudice qualsiasi, ma è il Signore  stesso, che viene a noi, e desidera, spera che noi gli  sappiamo presentare qualcosa di buono nella nostra vita.  Sarebbe triste che vi trovasse solo foglie, secche o  verdeggianti non importa, ma solo foglie. 

 Ma la parabola che abbiamo ascoltato nella seconda metà  della pagina evangelica, la parabola dell’agricoltore che si  dà da fare perché la pianta da tempo infruttifera finalmente  produca qualcosa, è una infusione di fiducia per noi. Sta a  significare la pazienza di Dio nei nostri confronti: egli sa  aspettare, e soprattutto non lascia niente di intentato perché  la nostra vita non sia inutile, infruttuosa. Se pensiamo a noi  stessi e al nostro passato, ci rendiamo conto che quella  pazienza di Dio anche noi l’abbiamo sperimentata. 

Accogliamo questo invito alla fiducia nel Signore, il quale  a sua volta attende fiducioso che portiamo qualche frutto di  bontà. Ma per questo: convertiamoci! L’esortazione di Gesù  è sempre attuale, ed è la parola d’ordine di questo periodo di  quaresima: pentirsi del male fatto, impegnarsi nel bene. La  conversione è preludio al perdono di Dio, e della sua  pazienza non dobbiamo abusare. 

 La liturgia di oggi propone come prima lettura una delle  pagine più elevate della sacra Scrittura (e non solo): a Mosè,  che gli chiede il nome, Dio rivela chi è. Anzitutto ricorda quanto ha compiuto già in passato: “Io  sono il Dio di Abramo, d’Isacco, di Giacobbe”, cioè degli  antenati del popolo d’Israele che lui ha protetto e guidato. E’  come se dicesse agli israeliti: conoscete quello che già ho  fatto per voi, e allora abbiate fiducia in quello che farò. La  definizione “Io sono Colui che sono” va intesa così: io sono  colui che è presente nella vostra storia. Non dà quindi una  definizione teorica di se stesso, ma invita a riconoscerlo in  quello che compie. In un’altra occasione, sempre nella storia  sacra, dirà: io sono l’eccomi, cioè, sono il padrone degli  avvenimenti, l’amore onnipotente, il salvatore attento. 

 E allora anche il nostro desiderio di conoscere chi è Dio  può trovare risposta nel riconoscerlo presente nella nostra  vita. E’ lui che ci ha dato l’esistenza e ce la conserva, è lui  che ci mette di fronte agli altri e a tutto il creato, è lui che ci  dona la sua vita con la Parola e con i sacramenti, è lui che si  aspetta.che portiamo frutti di bene. Insomma Dio non è un qualcosa di vago e lontano, è  Qualcuno con noi. La sua pazienza, che abbiamo capita  dalla parabola del vangelo, ne è un segno. E se nell’antico  Testamento egli veniva indicato come il Dio di Abramo,  d’Isacco e di Giacobbe, noi lo identifichiamo come il Dio di  Gesù Cristo, colui che Gesù chiamava suo Padre, dando a  noi il diritto di invocarlo “Padre nostro” perché ci ha resi  partecipi della sua realtà filiale. 

In ultima analisi, il frutto che il Signore vuole trovare  in noi è che con lui ci comportiamo da figli.

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