Mar 232025
 

Il tuo volto,

io cerco,

o Signore

Sempre l’uomo ha desiderato vedere Dio; nei salmi questo desiderio diventa preghiera insistente, con invocazioni come queste: “Fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi” (Salmo 79); “il tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto” (Salmo 26); “Risplenda su di noi, Signor, la luce del tuo volto” (Salmo 4). E’come chiedere: mostraci il tuo sguardo, il tuo volto sorridente, non guardarci soltanto da lontano … Nella Sacra Scrittura l’espressione “il volto di Dio” indica la realtà di Dio; il termine “volto” infatti è ciò che meglio indica la realtà della persona.

Questo è vero anche se si parla dei fratelli: se vogliamo raggiungerli nella loro concretezza dobbiamo pensare ai loro volti. La carità, che presuppone rapporti veri con il prossimo, esige che ci si guardi in faccia, che si sappia riconoscere il volto dei fratelli. Dio, quando creò l’uomo, gli “soffiò nel volto un alito di vita” (Gen 2,7); di Caino è detto che aveva “il volto abbattuto” (Gen 4,5), segno dell’indurimento del cuore, della sua rabbia nei confronti del fratello. Quando Isaia parla del Servo di Jahveh ne descrive il volto ormai sfigurato (Is 53,3); nel Vangelo, nell’episodio della Trasfigurazione, si parla invece del Volto di Gesù risplendente come il sole (Mt 12,2): il volto sfigurato e il volto trasfigurato sono due realtà di Cristo, la sua massima umiliazione e la sua esaltazione nella Risurrezione. Potremmo continuare; tutto questo ci fa meglio capire come un volto è la concretezza della persona; il rapporto che dobbiamo avere con il prossimo è un saperlo guardare in volto. Forse facciamo troppi discorsi astratti sulla carità, mentre i rapporti veri esigono che ci guardi in faccia. Il teologo Guardini scrive: “L’anima non può essere vista perché è spirituale; ma quando una persona si rivolge a un’altra persona nell’amore, riesce a vedere l’anima nel volto di chi ha di fronte”. E allora, “ama il prossimo come te stesso” significa anzitutto mettersi di fronte a questi volti.

Potremmo anche dire che il volto dell’altro è un finestra sull’infinito. In un raccontino dei maestri ebrei (racconti chiassidi) viene chiesto a un Rabbì: “Perché nessun volto è uguale all’altro?” Il Rabbì risponde: “Perché l’uomo è fatto a immagine di Dio”. 

E’ in questa scoperta del volto dei fratelli che possiamo fare concreta, precisa, la nostra carità, e inoltre in questo modo siamo rinviati a Dio. Gesù ha detto: “Che vede me vede il Padre”, Cristo cioè è il volto visibile del Padre. Ora Gesù ha anche dato l’indicazione che i poveri e i bisognosi sono la rivelazione storica  del suo volto: “Qualsiasi cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me”. Per questo passaggio: prossimo – Gesù –Il Padre, il volto dell’uomo riaccende in noi il riconoscimento di Dio: Dio non nasconde il suo volto.

Don Mario Albertini

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